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31 Gennaio 2018

Le punte soniche, una storia tutta italiana

Francesco Comelli, il Dr. Domenico Massironi e il Dr. Ivo Agabiti sono i padri dello sviluppo delle punte soniche in odontoiatria.

Francesco Comelli racconta qui di seguito questa storia tutta italiana.

L’asportazione di materiale in odontoiatria è un atto chirurgico della massima importanza, per il quale l’operatore si avvale soprattutto di strumenti rotanti, frese in carburo di tungsteno e abrasivi diamantati.  Con la strumentazione rotante, abrasiva e tagliente, si lavora su smalto, dentina e osso.

Le esigenze degli operatori riguardo ad un’asportazione più controllata di materiale si sono ulteriormente focalizzate negli ultimi tempi, soprattutto quando è richiesto di:

  • lavorare su di un dente senza danneggiare il dente prossimale, 
  • produrre tagli ossei veramente sottili senza ledere, nel contempo, le strutture nobili circostanti, come nervi o mucose,
  • ottenere profili molto precisi,
  • operare su zone di difficile accesso per gli strumenti rotanti,
  • lavorare in condizioni di visibilità ottimale.

Per soddisfare tutte queste esigenze, gli operatori più sensibili hanno iniziato ad utilizzare la strumentazione oscillante come complemento di quella rotante.

Lo svantaggio della lentezza di asportazione con le punte soniche/ultrasoniche è ampiamente compensato da un controllo, una precisione e una visibilità impensabili con gli strumenti rotanti. 

Su suggerimento del Dr. Domenico Massironi, nell’anno 2000 Komet Italia aveva realizzato delle punte ultrasoniche per il riposizionamento del margine protesico, da impiegarsi dopo la riduzione periferica del moncone a livello juxta-gengivale con le diamantate rotanti a chamfer modificato.

Lo strumento rotante a grana grossa compiva il lavoro di sgrossatura, quello a grana fine rifiniva la preparazione, mentre la punta ultrasonica eseguiva il ritocco nella porzione più delicata del moncone, quella confinante con il tessuto gengivale. Le punte ultrasoniche di Massironi rispettavano i tessuti molli e non provocavano il sanguinamento della gengiva: una rivoluzione nel mondo della protesi. 

L’assenza di sanguinamento, a sua volta, permetteva una presa d’impronta sicura e pulita. Nonostante l’innegabile lentezza della strumentazione oscillante, l’ergonomia globale del lavoro risultava incrementata, per operatore e paziente.

Ma non c’è nulla che non possa essere migliorato!

L’utilizzo continuo e ripetuto aveva portato il Dr. Massironi a notare che le “sue” punte ultrasoniche asportavano materiale soprattutto se utilizzate parallelamente alla corona del dente. Lavorando perpendicolarmente alla corona, l’asportazione della punta ultrasonica risultava molto diminuita o addirittura quasi assente.

Allora tutti davano per scontato che le punte oscillanti dovessero essere per forza di tipo ultrasonico!  Nessuno aveva pensato ad approfondire il discorso merceologico alla base delle osservazioni del Dr. Massironi.

Nel 2001 avevamo scoperto – quasi casualmente – che le punte ultrasoniche di Massironi, avvitate tramite un adattatore su di un manipolo sonico SonicFlex® della KaVo ad azionamento pneumatico, asportavano materiale in qualsiasi inclinazione di lavoro

Da quel momento le differenze operative tra oscillazione sonica – di tipo ellittico – e oscillazione ultrasonica – di tipo prevalentemente bidirezionale – diventavano più chiare per tutti.

Le punte soniche inoltre, rispetto alle punte ultrasoniche, godono di altri indubbi vantaggi: 

  • scaldano molto meno (e quindi tendono a preservare meglio i tessuti)
  • non necessitano di motore esterno (si possono collegare all’attacco turbina del riunito).

Un forte impulso per l’acquisizione del know how di base sulle caratteristiche del sonico rispetto all’ultrasonico è venuto nel 2003 per mezzo del lavoro del Dr. Ivo Agabiti. 

Grazie al Dr. Agabiti, la migliore comprensione del peculiare comportamento operativo dell’azionamento sonico ha permesso a Komet di sviluppare, a partire dal 2005, punte soniche per tanti ambiti clinici:

  • il taglio dell’osso, 
  • la foratura implantare, 
  • il rialzo della membrana,
  • lo stripping ortodontico,
  • la modellazione delle superfici interprossimali.  

SonicLine di Komet ha contribuito ad elevare il livello qualitativo generale dell’odontoiatria e a rendere semplici e ripetibili delle operazioni che in passato erano rischiose oppure molto operatore-dipendenti, come per esempio il taglio supersottile e longitudinale della cresta oppure il foro per la sede dell’impianto in prossimità del nervo alveolare.

Negli ultimi tempi, grazie alla sensibilità operativa di molti odontoiatri, si riescono a cogliere con precisione i moltissimi vantaggi del sonico, per esempio lo scarsissimo sviluppo di calore e la pressoché totale impossibilità di creare danni iatrogeni, come microcrack o lesioni superficiali.  

SonicLine di Komet ha reso più ergonomico il lavoro dell’odontoiatra. Disponendo di un manipolo sonico si possono eseguire una vasta gamma di operazioni: dalla profilassi fino alla chirurgia parodontale e resettiva, passando per la conservativa e la protesi.

L’azionamento sonico è da preferirsi in tutti quei casi in cui occorre asportare materiale da una superficie, in quanto il movimento di tipo ellittico è quello più adatto ad una rettifica superficiale efficiente, per esempio sulle pareti e sul pavimento di una cavità per intarsi o sulle superfici interprossimali di restauri in composito. 

L’azionamento ultrasonico è da preferirsi in tutti quei casi in cui è necessario eseguire un movimento percussivo sul materiale, per esempio per rimuovere spessi strati di tartaro o per la decementazione di perni endocanalari.

Gli operatori si rivolgono a Komet con fiducia perché, dopo tanti anni di osservazioni merceologiche e cliniche, Komet ha acquisito le conoscenze più utili ed approfondite per risolvere qualsiasi esigenza di asportazione di materiale con strumenti oscillanti o rotanti.

Qui sotto è possibile scaricare il PDF delle schede tecniche delle punte soniche.

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