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Copertina Dr Salvatore Batia

L’utilizzo delle punte soniche in parodontologia

Ringraziamo i seguenti autori per averci inviato il presente articolo: Dr. S. Batia, Dr.ssa S. Ferrario, Dr.ssa P. Beretta, Dr. G. Urbino, Dr.ssa J. Citriniti, Dr.ssa S. Pieriboni, Dr. E. Limiroli, Dr. G.Bellucci.

L’utilizzo delle punte soniche in parodontologia

È opinione comune che l’obiettivo del trattamento parodontale iniziale sia il ristabilimento della compatibilità biologica delle superfici radicolari affette da patologia parodontale, così da arrestare l’avanzamento dello stato patologico. La terapia non chirurgica mira ad eliminare dalla superficie dentale e dai tessuti molli adiacenti sia i batteri vivi ospitati nel biofilm microbico, sia i microrganismi nel biofilm calcificato (tartaro). Inoltre, la terapia non chirurgica mira a creare un ambiente in cui l’ospite possa prevenire più efficacemente la ricolonizzazione di microbi patogeni, attraverso l’applicazione delle tecniche di igiene orale personale. La rivalutazione della risposta clinica iniziale alla terapia non chirurgica, come pure la considerazione dei fattori di rischio modificabili, permettono al clinico di stabilire un programma continuo di trattamento, adeguato al singolo paziente.

La parodontite è fortemente associata alla rimozione del tartaro dentale sulle superfici radicolari. Si è ipotizzato che non sia la superficie ruvida del tartaro in sé a indurre l’infiammazione, ma che l’effetto nocivo del tartaro risieda nella capacità di fornire una superficie ideale alla colonizzazione microbica. È stato inoltre dimostrato che l’aderenza epiteliale al tartaro sub-gengivale può seguire alla sua disinfezione con clorexidina. Una delle motivazioni per l’eliminazione del tartaro è, dunque, correlata all’eliminazione, per quanto possibile, delle irregolarità superficiali che ospitano batteri patogeni.
I fattori che possono influire sulla rimozione completa del tartaro sono:
il grado di estensione della malattia: la rimozione risulta essere meno efficiente in caso di tasche > 5 mm
i fattori anatomici: maggiore permanenza di tartaro a livello delle superfici di premolari e molari a causa dell’anatomia più complessa e per il fatto che questi denti si trovano in regioni distali e quindi più difficili da raggiungere
l’abilità dell’osservatore: soggetto maggiormente abile giunge a livelli maggiori e migliori di rimozione del tartaro.

La detartrasi è una procedura che mira alla rimozione di placca e tartaro dalla superficie dentale. In base alla dislocazione dei depositi, la detartrasi avviene tramite strumentazione sopra e/o sub-gengivale.
Per levigatura radicolare s’intende una tecnica di strumentazione attraverso la quale il “cemento ammorbidito” viene rimosso e la superficie radicolare “indurita” e “levigata”. Tuttavia la rimozione di sostanza dentale in eccesso non è motivata ed è forse più adatto usare il termine “rimozione dei detriti radicolari”. La rimozione dei detriti radicolari può dunque essere definita come l’asportazione di placca e/o tartaro dalle superfici radicolari, in assenza di rimozione intenzionale della struttura dentale.
Il trattamento parodontale non chirurgico può avvenire applicando metodi diversi, tra cui l’uso di:
• Strumenti manuali
• Ablatori sonici e a ultrasuoni

La strumentazione manuale permette una buona sensazione tattile e riduce al minimo il rischio di produzione di aerosol contaminato. Tende, però, a richiede più tempo di altri metodi e, se condotta aggressivamente, può portare ad un’eccessiva rimozione della sostanza dentale. La strumentazione manuale è inoltre più soggetta alla tecnica adottata e richiede una precisa e frequente affilatura degli strumenti.
L’accesso alle forcazioni e alla base delle tasche profonde è limitato, se confrontato con quello offerto da alcuni strumenti sonici pensati per raggiungere le aperture strette e aree relativamente inaccessibili.
Un’alternativa alla strumentazione manuale sono ablatori sonici ed ultrasonici, per la terapia parodontale non chirurgica.
Gli ablatori sonici sfruttano la pressione dell’aria per generare una vibrazione meccanica, che a sua volta induce la vibrazione dello strumento. Le frequenze di vibrazione variano tra 2000 e 6000 Hz. Gli ablatori a ultrasuoni convertono la corrente elettrica in energia meccanica, sotto forma di vibrazioni ad alta frequenza trasmesse alla punta dello strumento. La frequenza di vibrazione va-ria da 18.000 a 45.000 Hz.
È in questo panorama che si inseriscono le punte soniche SonicLine di Komet. Questi strumenti di alta qualità sono versatili in quanto vengono utilizzati nell’ambito della profilassi, della parodontologia, della profilassi implantare, della preparazione del moncone coronale, della preparazione prossimale delle cavità, del trattamento restaurativo diretto e indiretto, dell’ortodonzia, della tecnica delle faccette, del trattamento delle fessure, dell’endodonzia e della chirurgia orale.
La linea SonicLine comprende punte a vibrazione sonica di alta qualità, prodotte in Germania, che già ora coprono un’ampia gamma di indicazioni. L’elevata efficacia di asportazione è assicurata da un movimento oscillatorio ellittico circolare.
Le punte sono contrassegnate in modo chiaro, facilitando la loro gestione: il numero di ordine è stampato a laser sulla punta, mentre il puntino rosso indica una diamantatura a grana fine. Inoltre le punte a vibrazione sonica possono essere trattate nell’apparecchio per il lavaggio e la disinfezione con un apposito adattatore per il lavaggio che costituisce parte integrante di un processo validato. Le informazioni del produttore sul ciclo di sterilizzazione delle punte a vibrazione sonica sono disponibili.
Oltre all’ampia gamma di punte soniche, Komet ha inserito nel programma anche un manipolo a vibrazione sonica nel quale possono essere inserite tutte le punte – il manipolo SF1LM/S. Questo scaler azionato ad aria convince per la sua grande versatilità e la sua resa operativa.

Strumenti manuali, sonici e ultrasonici producono risposte di guarigione parodontale simili rispetto alla profondità di sondaggio, sanguinamento e livello clinico di attacco.
Il tempo di rimozione dei detriti si riduce usando strumenti ablatori sonici e ultrasonici rispetto ai manuali.
Per quanto riguarda la perdita di superficie radicolare questa si riduce usando strumenti ablatori sonici e ultrasonici rispetto ai manuali. Inoltre l’impiego di ablatori sonici e ultrasonici è meno dipendente dall’operatore e dalla tecnica usata, richiede meno tempo e rimuove meno cemento dalla superficie radicolare. Inoltre permette un accesso migliore alle tasche profonde e alle aree di forcazione. Inoltre il getto d’acqua usato dagli ablatori sonici e ultrasonici rimuove entro un certo limite residui e batteri dalla tasca.

La rimozione dei detriti sopra e sottogengivali provoca la rottura meccanica del biofilm della placca e continua a essere lo “standard aureo” della terapia parodontale.
La rimozione della placca sub-gengivale e del tartaro espone il cemento, la dentina radicolare e l’epitelio della tasca a nuova colonizzazione.
Le specie che abitavano la tasca malata possono trovare il nuovo habitat risanato poco favorevole. Infatti una minor contaminazione di prodotti microbici, una diminuzione del fluido crevicolare, biofilm subgengivale a pH neutro, possono indurre allo sviluppo di specie meno microbiche.
Inoltre la guarigione dal processo infiammatorio, la riduzione dell’edema, il riadattamento dell’epitelio giunzionale apicale favoriscono lo sviluppo di specie anaerobiche.
Dopo il trattamento, l’habitat subgengivale può essere ripopolato dai microrganismi d’origine: depositi residui di placca subgengivali, tubuli dentinali radicolari o cemento, epitelio della tasca o dei tessuti connettivi, depositi di placca sovragengivali, depositi di placca da denti adiacenti o da altri siti intraorali duri o molli.

I microrganismi nell’ambiente subgengivale non sono isolati ma vivono in comunità. Socransky identificava gruppi di organismi che venivano ritrovati abitualmente insieme, suddividendo i microrganismi in complessi. Nei siti con segni di parodontite si riscontrano più frequentemente i membri del complesso rosso e arancione.
La riemersione di membri di questi due complessi 3-12 mesi dopo la rimozione dei detriti può essere associata ad una perdita di attacco in atto in quegli stessi siti.
In assenza di adeguate cure quotidiane nell’arco di poche settimane si ristabilirà la microflora precedente il trattamento, con ripercussione negativa sui miglioramenti clinici del trattamento stesso.
In assenza di una fase di mantenimento condotta dai professionisti dentali, si deve prevedere un aumento della conta dei microrganismi parodontali patogeni.

In particolare, per la parodontologia, la gamma SonicLine mette a disposizione le punte a vibrazione sonica SF10L/R, sviluppate e studiate in collaborazione con il Prof. Günay della Facoltà di Medicina dell’Università di Hannover. Grazie alla forma ad asola le punte SF10L/R sono indicate per la rimozione efficace a minima invasività di placche morbide e dure e la lucidatura delle superfici radicolari. Il bordo esterno della punta è arrotondato e riduce il rischio di lesione ad operatore e paziente. Inoltre la forma si adatta a pressoché tutte le geometrie dentali e consente così una pulizia ottimale.

Inserti specifici nella terapia non chirurgica parodontale, ma anche di ausilio durante le procedure chirurgiche parodontali e di preparazione del moncone in fase intraoperatoria sono:
Punte per la rimozione di concrezioni (SF4)
– Komet SonicLine Scaler SF 1-3, SF-8, SF1982, SF4, SF10L/R.
– In caso di preparazione protesica intraoperatoria il clinico può scegliere una preparazione a Chamfer o con tecnica Bopt (SF979 – SF862).
Dai risultati ottenuti si evince che le punte soniche della serie Komet SF10L/R hanno dimostrato di essere in grado di raschiare la radice del dente con movimenti meno invasivi e con un risultato clinico finale di maggiore recupero parodontale e ridotta sensibilità post-operatoria rispetto ad una levigatura effettuata mediante strumenti manuali. Queste punte soniche, aventi la parte terminale a forma di asola, poggiano sulle radici del dente e lavorano con movimenti delicati e circolari. La parte a contatto con le radici è quella lavorante, mentre la parte esterna è passiva e può essere utilizzata anche a cielo chiuso. Non richiedono movimenti di trazione, infatti grazie al solo movimento sonico è possibile lavorare in modo controllato e delicato sulle radici.
In conclusione gli strumenti sonici hanno mostrato una rimozione delicata e precisa del tartaro sopragengivale e sottogengivale, con semplicità di utilizzo per le tasche superiori a 4mm. Mentre per la profilassi implantare e la rimozione delle concrezioni sottogengivali hanno mostrato un risultato ottimale senza rischio di abrasioni involontarie sul collo degli impianti.
Nello specifico le punte Parodontali SF10 R-L-T che hanno indicazioni per la rimozione di concrezioni dure e morbide e la lucidatura radicolare in maniera delicata evitando quindi problemi di sensibilità post-operativa. Il bordo esterno della punta è arrotondato e riduce il rischio di lesioni per operatore e paziente, la forma fa in modo di adattarsi a tutte le geometrie dentali e radicolari, con minima invasività fino ad un sondaggio pre operativo di 9 mm. La parte interna ad asola è affilata da entrambi i lati.

L’utilizzo è indicato sia per fasi di trattamento a cielo chiuso, quindi in fase di non chirurgica sia in fasi intraoperatorie durante gli interventi parodontali. A tal proposito si consiglia l’associazione in un unico kit di almeno due punte soniche per le rifiniture protesiche sia a chamfer che per tecnica BOPT, in modo tale che il clinico possa scegliere la metodica a cui il clinico preferisce approcciarsi protesicamente.
La punta sonica SF11 è stata studiata e sviluppata per il trattamento delle forcazioni negli elementi pluriradicolati sia in ambito non chirurgico che durante la fase chirurgica. Lo strumento ha una dentatura a 6 taglienti molto fini che possono adattarsi alle differenti geometrie anatomiche. Anche per questo inserto vale la capacità di poter approcciare interventi mini invasivi senza danneggiare i tessuti molli.

Articolo redatto dai seguenti autori: Dr. S. Batia, Dr.ssa S. Ferrario, Dr.ssa P. Beretta, Dr. G. Urbino, Dr.ssa J. Citriniti, Dr.ssa S. Pieriboni, Dr. E. Limiroli, Dr. G.Bellucci.

Qui sotto in galleria immagini sono visibili delle foto esplicative del Dr. Salvatore Batia che mostrano l’efficacia delle punte soniche nei trattamenti parodontali.

Qui sotto è possibile scaricare il PDF delle schede tecniche delle punte soniche.

  • Immagini cliniche Dr Salvatore Batia (1)

    Immagini cliniche Dr Salvatore Batia (1)

  • Kit parosonic Dr Batia

    Kit parosonic Dr Batia

  • Immagini cliniche Dr Salvatore Batia (2)

    Immagini cliniche Dr Salvatore Batia (2)

  • Immagini cliniche Dr Salvatore Batia (3)

    Immagini cliniche Dr Salvatore Batia (3)

  • Immagini cliniche Dr Salvatore Batia (4)

    Immagini cliniche Dr Salvatore Batia (4)

  • Immagini cliniche Dr Salvatore Batia (5)

    Immagini cliniche Dr Salvatore Batia (5)

  • Immagini cliniche Dr Salvatore Batia (6)

    Immagini cliniche Dr Salvatore Batia (6)

  • Immagini cliniche Dr Salvatore Batia (7)

    Immagini cliniche Dr Salvatore Batia (7)

  • Immagini cliniche Dr Salvatore Batia (8)

    Immagini cliniche Dr Salvatore Batia (8)

  • Immagini cliniche Dr Salvatore Batia (9)

    Immagini cliniche Dr Salvatore Batia (9)

  • Immagini cliniche Dr Salvatore Batia (10)

    Immagini cliniche Dr Salvatore Batia (10)

  • Immagini cliniche Dr Salvatore Batia (11)

    Immagini cliniche Dr Salvatore Batia (11)

  • Immagini cliniche Dr Salvatore Batia (12)

    Immagini cliniche Dr Salvatore Batia (12)

  • Esempio 1 del Dr.Batia

    Esempio 1 del Dr.Batia

  • Immagini cliniche Dr Salvatore Batia (13)

    Immagini cliniche Dr Salvatore Batia (13)

  • Esempio 2 del Dr.Batia

    Esempio 2 del Dr.Batia

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